Ludovico Einaudi, suonato da chissà chi..."In un'altra vita"
Mi sento così. Con qualcosa di rotto, pensando ad un'altra vita. Sei partito, sì, come previsto, come sapevo, come avrei dovuto fare anch'io. Solo che io sono qui, per colpa di colossali stronzate, e tu sei partito.
E per colpa delle paranoie di mia madre, che devono esser diventate contagiose, sono in ansia fin da ora, nel terrore ogni volta che il tg pronuncia il nome di un posto qualsiasi del Medio Oriente. Sono pazza, lo so, perdonami. Ma non posso farne a meno. Resto sola un istante, e mi assalgono i pensieri peggiori. Perchè tu sei lontano, e io ho paura come la peggiore delle stupide.
Paura, al punto da guardarti, sabato, con le lacrime agli occhi, lacrime scusate dietro l'alibi della stanchezza, di uno sbadiglio, del vento, di qualunque cosa potesse servire. Al punto da guardarti e pensare, come una sciocca, a che cosa resterebbe della mia vita se dovesse succederti qualcosa. Al punto da contemplare quel cucchiaio di cenere, e pregare Dio come non facevo da tempo, ti prego se dovesse essere destino che gli accada qualcosa, ti prego, me, non lui, non lui, non lui... Paura, forse nata solo dalla vicinanza di mia madre. Non so. Paura, e basta.
Non importa che il futuro ci sia o non ci sia, e che sia o meno insieme. Mi fa male il cuore, fisicamente, da impazzire, da togliermi il fiato, se solo penso il mondo senza di te. Sono - ancora una volta - una vecchia, un po' psicotica, romantica senza possibilità d'uscita? Può darsi. Ma tu, per l'amor del cielo, torna da me.
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